Gazebo Penguins, 15 è il numero.

Quando 15 anni fa avevamo 15 anni in meno, usciva il nostro primo demo, che non aveva neppure un titolo e poi chiamammo “Invasion”, in 50 copie rigorosamente masterizzate in casa velocità massima di scrittura 10x, copertine stampate in tipografia a Correggio e poi ritagliate una ad una col cutter. Lo stesso cutter con cui spuntavamo i plettri alle prove e prima dei concerti per restituirgli la punta, e non doverne comprare degli altri. Nel 2020 saranno passati 15 anni, e dato che eravamo fermi da un po’ per tantissime e divertentissime ragioni, ci è salita un po’ di voglia di festeggiare.

Dopo anni di silenzio, venerdì 21 febbraio i Gazebo Penguins sono tornati al Covo Club, la cui ultima esibizione su quello stesso palco risaliva alla primavera del 2017.
Fin dai primi secondi del brano di apertura, le mura del locale bolognese non sono riuscite a contenere la voglia di punk hardcore: stage diving, crowd surfing e pogo febbrile per un pubblico infrenabile. A quanto pare i fan non hanno smentito la mancanza delle esibizioni dal vivo della band, che infatti non annunciava un tour dal loro ultimo album, Nebbia, uscito nel 2017. Dopo questi 3 anni di silenzio riflessivo, i “Pinguini” hanno deciso di autocelebrare la loro storia, la loro musica e i loro live riproponendo al pubblico un’intensa e riuscitissima sintesi di quei 15 anni nella quale erano maturati tanto da conquistare i palchi dei festival e dei locali più in voga.

In questo tour infatti, il numero “15” viene assunto come vero e proprio simbolo che si ripete e si chiude in un cerchio perfetto: 15 anni, 15 brani, 15 date.
«E poi è tutto un ricordare le cose meglio di com’erano davvero» come direbbe Capra, frontman del gruppo, che durante l’esibizione si è più volte soffermato nel raccontare vecchi aneddoti, pieni di nostalgia e sentimento, che richiamavano l’eco della scelta di quei pezzi tutti cantati all’unisono e così suddivisi: una brano tratto da Invasion (2005), due da The name is not the named (2009), tre da Legna (2011), quattro da Raudo (2013) e cinque da Nebbia (2017).
Il tutto per un totale di un’ora e un quarto di impetuosa energia che coinvolgeva fan affezionati provenienti da varie regioni d’Italia. Da parte del pubblico infatti, il trasporto è stato più che evidente: nelle spallate violente e in quelle grida forsennate che hanno consumato le corde vocali di molti, qualcuno sarà tornato indietro nel tempo per richiamare i propri ricordi, passando così da un’esibizione affollatissima per celebrare il passato della band ad una celebrazione della propria intimità.

Per questa data insomma, possiamo parlare di un vero grande ritorno e non si fatica ad immaginare un costante sold out nelle future, Coronavirus permettendo.

Scaletta:

  • Bismantova
  • Nebbia
  • Casa dei miei
  • Dettato
  • Febbre
  • Mary Mongò used to call me Igino
  • Cinghiale
  • Atlantide
  • Finito il caffè
  • Comodino “Whattafuck?!”
  • Senza di te
  • Piuttosto bene
  • Difetto
  • Pioggia
  • Nevica
  • Il tram delle 6

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